3 febbraio 2015

Padre o mammo?

Ormai è normale vederli mentre cambiano i pannolini, alternarsi alla mamma nel dare il biberon e al parco per la passeggiata pomeridiana. Chi sono? Ma i nuovi papà, naturalmente. Se fino a pochi anni fa nella cultura occidentale dominava la retorica della figura dell'assenza paterna, in genere dedita al sostentamento economico della famiglia ma affettivamente lontana, oggi si assiste al riconoscimento di un diritto/dovere degli uomini a prendersi cura dei figli.


La foto postata da Justin Timberlake, in attesa di diventare padre.


Simona Argentieri ha pubblicato un libro dal titolo "Il padre materno", edizione Einaudi, dove analizza il fenomeno di questi nuovi padri che sono lontani anni luce dai padri distanti e tiranni di un tempo, ma anzi, sanno essere gentili, attenti e disponibili.
Di sicuro questi nuovi padri, accanto al desiderio di tenerezza e protezione, possono provare anche desideri complessi e di segno contrario. Perché se diventare madri per la prima volta è un'esperienza complessa e profonda, diventare padri non è da meno: bisogna acquisire una nuova immagine di sé nei rapporti con gli altri e con sé stessi, si deve affrontare il paragone e la rivalità con la famiglia d'origine e gestire eventuali situazioni conflittuali che la nascita del figlio può riattivare.
Di certo per l'uomo non è semplice condividere con la mamma condividere le cure primarie ai figli senza sostituirsi a lei, senza fare cioè il "mammo". Alcuni optano per fare anche loro i bambini, altri per scappare.

Ma, si chiede l'Argentieri, quali saranno le conseguenze sui figli di questi papà amorevoli? Saranno in grado, questi padri, di interrompere la fusione madre/bambino, insegnare il rispetto delle regole, dare sicurezza pur mantenendosi tenero e attento?
Il padre dovrebbe:
• attratte la compagna, reclamando uno spazio di affetti anche per sé;
• introdurre nella coppia fusionale mamma/figlio il seme del distacco: addormentamento nel lettino, svezzamento, andata a scuola, incontro con i compagni e con lo sport… ;
• consentire alla figlia femmina i giochi seduttivi facendosi carico del senso del limite;
• offrire al figlio maschio modelli di identificazione, stabilire complicità e accettarne le sfide;
• dare a ogni figlio sicurezza, insegnando il rispetto delle regole, con dolcezza e fermezza.

Difficile, afferma l'Argentieri, fare tutto da solo: "occorre la disponibilità, la collaborazione della donna-madre a lasciarsi proteggere, a tollerare i tempi e i modi del proprio compagno, a non confondere le legittime richieste di comprensione e di aiuto con la pretesa di fargli fare la vice-tata o la protesi passiva di se stessa per mantenere il controllo assoluto dei bambini".