13 marzo 2015

La collezione Verzocchi

Da quando non vivo più a Forlì, nella mia città sono successe due o tre cose degne di nota. Tra queste c'è la ristrutturazione di Palazzo Romagnoli, proprio nel centro storico vicino a dove abitavo, che è diventato la sede della Collezione Verzocchi. Mi ha sempre affascinato la storia di questa collezione, uno tra i più importanti nuclei figurativi del Novecento dedicato al tema del lavoro. 



Era il 1950 quando un industriale di origini forlivesi, Giuseppe Verzocchi, che lavorava nel settore dei laterizi invitò i più importanti pittori del tempo a partecipare a un progetto artistico: creare un quadro sul tema del lavoro chiedendo che le dimensioni fossero uguali per tutti i quadri (90x70 o viceversa) e che fosse inserito nell'opera un mattoncino dipinto con la sigla D&V, il marchio di fabbrica del committente. 




Artisti come De Pisis, Guttuso, Campigli, Casorati, Sironi, Carrà, De Chirico parteciparono a quello che fu un vero e proprio incarico su commissione.  La collezione, composta di settanta opere, fu presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1950 e nel 1961 fu donata alla città di Forlì; assieme ai quadri fu donato anche il carteggio della corrispondenza dell'imprenditore con gli artisti. Solo per citare qualche opera: Merlettaia di Burano (Luciano Gaspari), Scuola di pittura (Mino Maccari), Forgia di Vulcano (Giorgio De Chirico), Il porto di Nantes (Renato Birolli), Costruttori (Carlo Carrà), Piccolo fabbro (Filippo De Pisis)



Dopo anni in cui la collezione era tenuta in uno spazio angusto che non le rendeva giustizia si poteva vedere solo su richiesta, finalmente ora ha il suo contenitore che la valorizza appieno e dove si può ammirare anche il carteggio che tra Verzocchi e gli autori.
Un tour vale sicuramente la pena, persino con i bambini. Non ve l'ho detto? Ci sono andata con Bianca!