20 aprile 2015

Tango per una mamma

Ci sono tornata! dopo quasi cinque anni, finalmente. L'ansia me la sentivo addosso ma il piede era ancora ballerino e dopo i primi passi le gambe andavano da sole, all'unisono con l'abbraccio del cavaliere.
Ed ho pure incontrato altre mamme che, come  me, avevano per qualche tempo abbandonato la pratica per motivi familiari e volevano rientrare nel giro.  
Sono tornata in una milonga! dove si balla il tango argentino, quello con l'abbraccio stretto.


L'uomo e la donna, da bordo pista, si cercano con lo sguardo e quando c'è l'intesa si incontrano in pista, si abbracciano e cominciano a ballare. In silenzio e senza parole. Quelle verranno quando sarà finito il primo dei tre o quattro brani canonici dopo i quali ci si stacca e si cambia ballerino: ci si presenta se i due non si conoscono oppure ci si scambia qualche parola.

La regola è che l'uomo guida, la donna segue. Ma è un seguire attivo, l'uomo chiede, la ballerina risponde e può fare abbellimenti sui passi proposti. Sbaglia chi pensa che il tango sia un susseguirsi di figure, quelle servono per studiarlo. Il tango è improvvisazione, comunicazione, gestione dello spazio tra i ballerini e nella sala.

A dirla tutta, siccome io non ballavo da un po', le mie scarpette erano le più antiquate dell'intera sala, si può dire che risalivano al Millennio scorso! Oggi vanno colorate, sciccose e col tacco sottile, mentre le mie sono semplicissime, nere e chiuse. Ma insomma, chi se ne frega! L'importante è ballare!