6 maggio 2015

Dieci inverni

Il vaporetto scivola lieve tra i canali della laguna. Camilla e Silvestro iniziano a guardarsi, lei è timida, lui sfacciato. Hanno la stessa età, diciott'anni, ed entrambi sono arrivati a Venezia per studiare all'università. 
In una calda serata all'arena Eliseo di Forlì col mio socio ho visto questo film di Valerio Mieli, con Isabella Ragonese e David Riondino, e ne avevo un ricordo talmente lieve e bello da desiderare leggere anche il libro che lo stesso Mieli ne ha tratto.



Così, un po' per vedere se davvero l'avrebbero preso, un po' per volontà di tentare la sorte – io che di solito i libri li compro – ho chiesto alla ormai fidata biblioteca del (piccolo) paese di Savignano di acquistare il libro e in men che non si dica, voilà, ecco i miei Dieci inverni sul tavolo della mia cucina, proprio quando ormai stava per iniziare la primavera. 
E così ho ritrovato la stessa atmosfera delicata che sullo schermo vede il dipanarsi del lunghissimo prologo di una storia d'amore. Già, perché i due, mica si mettono insieme subito! 

Dal momento in cui si incontrano inizia un'avventura lunga dieci anni tra Venezia e Mosca, in cui Camilla e Silvestro sono  nemici, amici, conoscenti, innamorati (di altri), vicini o distanti. Per ogni anno di questa lunga storia il film, e il libro, ci propone una finestra invernale che curiosa nella vita di due persone che non si perdono mai del tutto. Il libro, in più, sorprende e convince per l'alternarsi delle due voci:

"Tu studi?" mi sono lanciata.

"Sì… cioè, non ancora. Devo ancora decidere cosa. Pensavo qualcosa di bello. Non so. Botanica, giapponese, matematica."

Non sapevo se credere che non si fosse ancora iscritto. Poteva essere. O forse invece era una di quelle persone che dicono cose del genere per sembrare più interessanti.

"Matematica giapponese… " Non ha neanche fatto finta di sorridere. Mi stavo un po' arrampicando sugli specchi. La verità è che mi ero iscritto a Giurispudenza, ma non lo avevo deciso io e me ne vergognavo.

E allora l'ho letto tutto d'un fiato, e poi il film l'ho pure rivisto, perché, sebbene parli di inverni e di freddo, parla d'amore, di fraintendimenti, di gioie semplici e aspirazioni grandi, di quello non è stato o forse non ancora, di quel che forse un giorno sarà ma che per ora è quel che è.
E perché dopo l'inverno la primavera fiorisce.