14 aprile 2014

Portare i bimbi, gioie e difficoltà

La fascia per portare Bianca l'ho fortemente voluta e me la sono fatta regalare poco prima del parto perché mi piaceva l'idea di portare addosso la mia bimba. Da sempre le mamme portano con sé il proprio bambino per una questione di praticità, perché l'adulto deve lavorare e non sempre può lasciare tutto per star dietro al piccolo, anche se naturalmente è normale rallentare le attività. 





Oggi vedo tante mamme – e anche babbi per la verità – che stanno riscoprendo questa pratica ad alto contatto e sono nati pure dei corsi per insegnare a farlo. Anch'io mi sono fatta le mie tre ore di corso anche se ormai avevo capito come funzionava la mia fascia elastica, resistendo – anche se non sempre – a tutti i commenti di chi affermava "ma così sta scomoda, la carrozzina è meglio!" e usandola spesso per addormentare Bianca. Nel suo libro Portare i piccoli Esther Weber parla diffusamente di questo modo antico e moderno di portare i bambini ed offre una panoramica dei supporti e delle tecniche più semplici per iniziare.

Eppure non tutto è semplice come sembra; ricordo che la prima volta che ho provato a portare la mia bimba mi è venuta la febbre e considero questa cosa assolutamente non casuale, segno che dovevamo ancora amalgamarci anche se avevamo passato nove mesi in simbiosi. 
Del resto sono tante le mamme che, pur desiderose di portare i propri figli, rimangono deluse dalle difficoltà che incontrano e riferiscono di bambini che si sentono a disagio nella fascia. Ma non sarà che forse siamo noi mamme a disagio? Non sarà che oggi va così di moda il portare – le mamme che portano sono proprio strafighe – che se poi non ci riusciamo come vorremmo finiamo per non crederci all'altezza? Non sarà che non basta sapere le tecniche per fare i nodi ma è necessaria un po' più di introspezione?

In quest'articolo su Terra Nuova la psicoterapeuta Ornella Piccini spiega le gioie e le difficoltà che si possono incontrare nel portare. Per quanto mi riguarda, siccome l'allattamento era andato maluccio, ho cercato di tenere Bianca molto in braccio o nella fascia ed è una di quelle cose che avrei sicuramente voluto fare di più perché è bellissimo vedere il tuo bambino che si addormenta  addosso a te e che si abbandona. 

E perché, come ricorda Ornella Piccini "… questa presenza così forte, così intima, questo non potersi sottrarre, non poter fuggire alle sensazioni, è anche estremamente scabroso, amore per l'amore, è imparare a fermare, a fermarsi, esserci: è l'unica strada che abbiamo".