4 aprile 2014

Allattamento e altri disastri

Il dopo parto non è stato tutto rose e fiori Al corso pre-parto si era parlato genericamente di un periodo di baby-blues, qualche giorno in cui la neo-mamma è un po' triste. Qualche giorno? Diciamolo pure, ben più di qualche. Sarà che un po' perché non mi aspettavo proprio di finire insieme alla mia bimba nel reparto di neonatologia per dodici giorni, un po' perché la faccenda dell'allattamento non è andata proprio come mi aspettavo




Sempre al corso pre-parto ci avevano fatto una testa così su quanto l'allattamento sia naturale e su quanto faccia bene ai bimbi e alle mamme. Tutt'al più un po' di ragadi, ma passano. La mastite? Cosa rara. Invece a tre giorni dal parto avevo un seno enorme duro come il marmo già segnato dalle ragadi e del latte solo qualche goccia ogni tanto. Le infermiere si ostinavano a pesare la bimba pronunciando ogni volta l'amara sentenza: "Solo qualche grammo" e proseguivano con un generico "tanti bambini sono cresciuti col latte artificiale". Ma non si era detto che la doppia pesata è roba che non si fa più? Io non me ne facevo una ragione e quando non facevo docce caldissime per favorire la fuoriuscita del latte ero alle prese con borse d'acqua calda sul petto.

Niente, ancora prima di uscire il latte era già ingorgato, vedevo gli sguardi compassionevoli delle infermiere ("Mai vista una montata lattea così") a cui chiedevo di controllare se l'attacco al seno della bimba era buono. Non paga, mi sono recata più volte dalle ostetriche del reparto di ostetricia le quali, voilà, mi proponevano di insistere col tiralatte ("Ecco vedi? adesso viene… oh, non viene più… però tu insisti eh?"). Solo una volta ne ho trovate due (una per seno!) che si sono messe qualche minuto con calma a provare a far uscire il latte manualmente, ma avrei avuto bisogno di loro per ore!  Dopo dodici giorni e ormai stremata sono uscita dall'ospedale per recarmi direttamente con la piccola al reparto pediatrico dell'ospedale di Rimini (dal quale siamo poi fuggite a gambe levate, ma questa è un'altra storia) con in mano un bel biberon colmo di latte artificiale.

Il mancato allattamento mi ha causato un dispiacere che sta iniziando a sanarsi solo adesso, dopo più di due anni; neanche a dirlo, la mia autostima ha subito un crollo vertiginoso.
E per la cronaca: il latte artificiale era l'Humana, poi sostituito dal Plasmon, a sua volta e in brevissimo tempo sostituito dal Neolatte, su consiglio nientemeno che del mio insegnante di yoga. E Neolatte è stato per parecchio tempo.

Forse doveva andare così, recriminare o ripensare troppo a cos'è è stato non ha più tanto senso ormai, ma ogni tanto mi sorprendo ancora a chiedermi cosa sarebbe successo se avessi, non solo letto con interesse il loro sito, ma se avessi chiamato una delle consulenti della Leche League , l'associazione di volontariato che sostiene le mamme che desiderano allattare aiutandole mentre si avviano nel loro personalissimo modo di essere mamma. 

Ah, per finire, sempre l'insegnante di yoga, al quale credo ciecamente molto più che ai dottori i quali non hanno neanche voluto visitarmi perché, di fatto, io non ero ricoverata, ha detto che trattavasi di mastite.